Lo yoga dell'Ascolto


Potremmo chiamare il nostro yoga , lo "yoga dell'ascolto" se non fossero già stati dati troppi aggettivi forse superflui al termine yoga. 

Noi diamo molta importanza all'ascolto di ciò che accade dentro di noi mentre assumiamo un asana, mentre respiriamo e mentre ci muoviamo. 

Ascoltare questo respiro, questa tensione, questa resistenza, ma anche il senso di pace di presenza, la gioia dell'esserci,  così come si presentano in questo momento, con la mente accogliente, non giudicante, attenta, con l'intenzione di conoscere dall'interno, intimamente ciò che ci si presenta di momento in momento. 

Ascoltare è anche fermarsi, semplicemente essere, aprirsi completamente all'esperienza del momento presente

Così come ascoltiamo noi stessi l'attenzione si sposta anche sull'ascolto degli altri, di chi pratica con noi o verso chi incontreremo più tardi, in strada o in ufficio.
E' un ascolto "sottile" che avviene quasi impercettibilmente durante la pratica e anche dopo, con la condivisione verbale o nel silenzio, laddove si ha la sensazione di conoscersi l'un l'altro.

Un conoscersi che sembra avvenire nella direzione dell'essenza di ciò che siamo, in quanto la pratica ci aiuta a rivolgersi ad essa frequentemente, a contattarla con  fiducia, piuttosto che ristagnare negli schermi rassicuranti dell'ego, il filtro delle personalità che quotidianamente mettiamo in scena, e che qui cadono piano piano inesorabilmente.

Nella pratica produciamo preziosi momenti di verità, la nostra e altrui libertà  viene nutrita costantemente.

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