mercoledì 13 gennaio 2016

Cari a noi stessi

Se siamo cari a noi stessi
ci veglieremo solleciti
giorno e notte

(Dhammapada, 157)




Essere cari a noi stessi significa comprendere il nostro intrinseco valore come esseri senzienti, "la preziosità della vita umana", non perchè siamo speciali o migliori degli altri, ma proprio come tutti gli altri siamo importanti, preziosi e allo stesso tempo delicati e vulnerabili.
Significa iniziare a nutrire un atteggiamento di amicizia e benevolenza per noi stessi, includendo tutti gli aspetti che ci sembrano essere pregi e quegli aspetti che ci sembrano essere difetti, cominciare a volerci bene, proprio come vogliamo bene ai nostri cari. 

Vegliarsi vuol dire essere attenti, svegli a tutto ciò che attraversa la nostra mente-cuore, ed essere accurati, solleciti, pronti, nel notare quello che è nocivo e dannoso, “akusala”, non salutare, e nel non permettere a questo di mettere radici dentro di noi.
Significa anche notare con cura ogni seme di bontà, di gratitudine di generosità che si affaccia dentro di noi e con quella stessa sollecitudine coltivarlo, alimentarlo.

In verità è su di noi che possiamo contare;
come possiamo contare su qualcun altro?
E' un raro rifugio arrivare ad affidarci a noi stessi

(Dhammapada, 160)



Trovo veramente toccanti questi versi del Buddha, "è un raro rifugio arrivare ad affidarci a noi stessi". Non significa certo alimentare un atteggiamento eroico di chi non ha bisogno degli altri, ma piuttosto sviluppare quella grandezza interiore, quella saggezza intuitiva che ci consente di poter essere, o diventare, un terreno fertile e affidabile per noi stessi,  di poterci affidare e fidare fino in fondo della nostra mente-cuore.

Siamo noi la nostra protezione
proprio noi siamo il nostro rifugio:come potrebbe essere altrimenti?
dunque con adeguata premura
prendiamoci cura di noi stessi 


La mente custodita e sorvegliata
fa sentire a casa,
Per quanto elusiva, sottile e difficile da afferrare,
chi è all'erta
dovrebbe custodire e sorvegliare la mente

Non tua madre non tuo padre
né chiunque della tua famiglia
può darti dono più prezioso
di un cuore ben diretto

(Dhammapada, 380,36, 43)

Questo può accadere quando ha preso piede quel processo del vegliarsi solleciti, del riconoscere gli impedimenti, dell'aver addestrato in direzione del bene e del salutare, il nostro cuore, dello sviluppare le qualità dell'essere. In questo processo dl poterci affidare a noi stessi, alle nostre risorse e qualità profonde che ci curiamo di coltivare generosamente possiamo trovare un profondo appagamento, sentendoci finalmente a casa.




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