mercoledì 18 febbraio 2015

Realtà, Concetti, Esperienza

Nell'incontro di meditazione del venerdi al centro Ryoga abbiamo letto questo brano di J. Kornfield da "Il cuore saggio". (mi sono permesso di evidenziare parti del testo col grassetto)

"La psicologia buddhista è convinta che la guarigione avvenga quando impariamo a spostarci dalla sfera dei concetti al mondo delle esperienze dirette. I nostri concetti intellettuali, le idee che abbiamo sulle cose, sulla gente, sugli oggetti o i sentimenti sono statici e immutabili, mentre la realtà dell'esperienza è un fiume che cambia di continuo. Ai nomi delle cose si affianca la percezione diretta a mostrarcene la natura effimera e misteriosa. Quando portiamo l'attenzione alla percezione diretta dell'esperienza diventiamo più vivi e più liberi.





Tenendo in mano una mela la chiamiamo col suo nome: mela (...) Il concetto non cambia da un giorno all'altro: una mela a pranzo è una mela, e anche tagliata si tratta ancora di pezzetti di mela. Nella realtà dell'esperienza, però non c'è alcuna mela solida. La vista di una mela è in realtà uno schema visivo sottilmente mutevole: colori di rosa e rosso cremisi, rosso chiaro, giallo oro, sfumature luminose che si trasformano di continuo al variare della luce o se spostiamo leggermente la testa.

Quando prendiamo in mano la mela, la sua buccia liscia su una consistenza dura, profumata, fresca e cerosa cambia di attimo in attimo. Addentandola ne sentiamo il profumo che si spande, la croccantezza della polpa, il sapore complesso che ci si dispiega in bocca, fresco e delicato, e via via la mela scompare trasformandosi in acqua e dolcezza nel nostro corpo.

Il concetto di mela è statico, è un oggetto del pensiero, mentre direttamente vedere, reggere in meno, mangiare una mela sono una successione di minuscoli cambiamenti di colore forme e percezioni che non restano mai uguali neanche per un momento.

E' così per tutto quanto: a un livello si trova il mondo solido e apparentemente fisso dei concetti, a un altro quello della realtà immediata, si trova un flusso di mille percezioni sensoriali che compaiono e scompaiono attimo dopo attimo. Nella percezione diretta non c'è una mela concreta nè nessuno di concreto che la percepisca.

Paradossalmente abbiamo bisogno di usare di continuo i concetti: dobbiamo rendere onore alla nazionalità , alla proprietà, al tempo al concetto del "sè", anche se non descrivono l'esperienza diretta della vita. La saggezza può aiutarci a imparare a usare i concetti senza lasciarcene ingannare, senza perderci in essi. (...)
Quando incontriamo una persona, possiamo renderci conto di come i concetti di razza, classe e genere siano veri ma siano soltanto una parte circoscritta di tutta la vicenda: al di là dei concetti possiamo vedere in profondità la vera natura della persona che ci sta davanti."
           
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Poi abbiamo praticato focalizzando l’attenzione sulla differenza tra l’esperienza diretta, immediata, mutevole, sensoriale, e l’esperienza vissuta attraverso i concetti le etichette, il nome che diamo alle cose.
Il nostro scopo non è annullare i concetti o lottare contro i nomi ma utilizzarli in maniera abile per favorire un risveglio, un attenzione aperta cosciente e ricettiva. Quindi ci serviamo del nome per andare oltre, per indagare l’esperienza in un modo più ricco più completo.
Partiamo dal respiro, portandoci l’attenzione accorgiamoci della differenza che c’è tra il pensiero “questo è un respiro” e il sentirlo effettivamente momento per momento a livello tattile e corporeo.
Percepire il flusso di sensazioni mutevoli.  Piano piano proviamo a lasciar cadere i nomi, a stare solo nel’esperienza diretta e immediata, magari può accadere anche solo per pochi istanti ma se li riconosciamo e impariamo a sentirli li nutriamo e alimentiamo la nostra capacità di sentire in maniera diretta. E’ un processo che va alimentato e accompagnato con pazienza.

Anche nella camminata ci chiediamo “cos’è effettivamente il camminare?” senza cercare risposte concettuali, ma aprendoci all’esperienza, con curiosità, con un senso di scoperta continua.
Anche esplorare un semplice movimento come alzare un braccio in maniera nuova, innocente, con attenzione, senso dell’esplorazione, nella lentezza e nella scoperta. “Cos’è alzare il braccio? Cosa accade effettivamente ora?” ..aprirsi all’esperienza momento per momento.

La risoluzione per la pratica da richiamare ad inizio giornata e poi il più spesso possibile, può essere formulata così:

Che io possa essere sempre più abile e aperto a fare esperienza diretta, immediata della vita, che questa sia sempre meno vincolata dai nomi e dalle etichette mentali, che io possa aprirmi a sperimentare tutta la ricchezza che la vita offre e che  abitualmente viene soffocata dal dominio della mente concettuale.”
(ognuno eventualmente la riformuli come meglio sente per se stesso)



Spesso la nostra esperienza ci sembra impoverita e non soddisfacente a causa del nostro modo mentale e concettuale di sperimentarla,  che la congela e la rende artificialmente statica e povera. Così ci sembra di doverla arricchire con le nostre considerazioni, giudizi, fantasie, manipolazioni. Mentre invece è vero proprio il contrario; dovremo imparare a riceverla in tutta la sua ricchezza facendoci da parte, aggiungendo sempre meno..


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