lunedì 26 gennaio 2015

Praticare Ahimsa





La pratica di Aimsha, (il primo dei 5 Yama o astensioni),  ovvero del "non nuocere" o "non violenza" può avere molteplici aspetti, dai più evidenti come il non uccidere o il non danneggiare nessun essere, vivente, ad altri più sottili in cui il danno potenzialmente arrecabile o la violenza sono molto meno evidenti, nascoste, forse anche perché più abituali.
Abbiamo tre aree principali da considerare:

Pensiero
Parola
Azione

Pensiamo ad esempio alla sfera della parola; con quanta facilità si cade nella parola se non proprio aggressiva, aspra, pungente, sarcastica, giudicante, tendente a sminuire l’altro o se stessi?
Questa può essere un area di lavoro molto interessante.
Il maestro indiano Swami Ananda Chaitanya suggerisce di lavorare formulando una risoluzione riguardante aimsha da recitare ad inizio giornata e che può essere espressa più o meno così:

Che io possa non essere nè soggetto nè oggetto di violenza

Osserviamo innanzitutto l’importanza che viene data  a noi sia come potenziali attori o come ricevitori di azioni, pensieri o parole dannose. L’invito non è dunque a essere passivi, ma piuttosto si sottolinea l’importanza di impegnarsi a far si che non si sia oggetti di violenza sia da parte di noi stessi sia da parte di altri. 

In che modo? Trovare modi abili (non violenti) per sottrarsi o modificare situazioni nelle quali sentiamo che non c’è l’adeguato rispetto e cura per noi stessi, evitare discussioni in cui si insulta o giudica seppur velatamente qualcuno, e se proprio non possiamo sottrarci, osservare come ci sentiamo nell’essere in quel contesto, come si sente il nostro corpo, come respiriamo?

E ancora osserviamo come tendiamo a parlare a noi stessi; siamo sufficentemente gentili nel nostro dialogo interiore? Oppure cadiamo facilmente nell auto giudizio e nell’autosvalutazione? Osserviamoci,in un orizzonte di cura con l’intento di comprendere l’importanza di  non nuocere a noi stessi, quindi non giudichiamoci se ci sorprendiamo a farlo!
Il suggerimento e di lavorare per esempio come dicevamo sull’area della parola. In questo caso si può formulare una risoluzione di questo tipo.

Che io possa essere attento al potenziale di aggressività implicito nella parola e alle conseguenze che su me stesso e sugli altri hanno le mie parole, che io  possa prendermi cura del mio modo di comunicare con me stesso e con gli altri, nella direzione del non nuocere e della gentilezza

(sostituendo  “pensieri” o “ azioni” a parola si può facilmente utilizzare questa risoluzione per lavorare sulle altre aree)

Si può formulare la risoluzione al proprio interno ad inizio giornata, ad inizio o fine pratica , è sempre consigliabile prima fare qualche respiro consapevole, centrarsi, lasciare che la mente si acquieti almeno un po’ e poi recitarla mentalmente con chiarezza, Chi preferisce può anche farlo ad alta voce. Anche farla risuonare spesso al nostro interno durante la giornate, richiamare alla ment  e al cuore la motivazione, è una pratica eccezionale, nella tradizione buddhista è chiamata adhittana, determinazione, nello yoga è uno degli aspetti del tapas, dell’ ardore- energia che si mettono nella pratica.

Buona pratica J

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