mercoledì 23 settembre 2015

Parliamo di "asmita" il senso dell'ego

Asmita, il senso dell’io, è annoverato da Patanjali tra i cinque impedimenti (kilesha) della mente, come causa di sofferenza.
Negli  yoga sutra, asmita viene descritto come “il confondere la coscienza con ciò che è soltanto il riflesso o contenuto della coscienza”. 

Nella filosofia Yoga-Vedanta, tutta la manifestazione, tutto ciò che esiste, è l’espressione multiforme di un unica Realtà sottostante e illimitata che è descritta in vario modo e principalmente come Coscienza.

L’universo è dunque permeato di intelligenza, di energia,

di consapevolezza, in forme praticamente infinite e continuamente mutevoli. Il corpo e la mente sono forme o veicoli, attraverso cui la coscienza infinita si manifesta e si esprime.



mercoledì 18 febbraio 2015

Realtà, Concetti, Esperienza

Nell'incontro di meditazione del venerdi al centro Ryoga abbiamo letto questo brano di J. Kornfield da "Il cuore saggio". (mi sono permesso di evidenziare parti del testo col grassetto)

"La psicologia buddhista è convinta che la guarigione avvenga quando impariamo a spostarci dalla sfera dei concetti al mondo delle esperienze dirette. I nostri concetti intellettuali, le idee che abbiamo sulle cose, sulla gente, sugli oggetti o i sentimenti sono statici e immutabili, mentre la realtà dell'esperienza è un fiume che cambia di continuo. Ai nomi delle cose si affianca la percezione diretta a mostrarcene la natura effimera e misteriosa. Quando portiamo l'attenzione alla percezione diretta dell'esperienza diventiamo più vivi e più liberi.





Tenendo in mano una mela la chiamiamo col suo nome: mela (...) Il concetto non cambia da un giorno all'altro: una mela a pranzo è una mela, e anche tagliata si tratta ancora di pezzetti di mela. Nella realtà dell'esperienza, però non c'è alcuna mela solida. La vista di una mela è in realtà uno schema visivo sottilmente mutevole: colori di rosa e rosso cremisi, rosso chiaro, giallo oro, sfumature luminose che si trasformano di continuo al variare della luce o se spostiamo leggermente la testa.

lunedì 2 febbraio 2015

LA SFINGE




Il corpo è disteso a terra nella sua parte anteriore, è sollevata solo la parte più alta del torace e la testa, il bacino è rivolto verso il basso e più si abbandona, si lascia attrarre dalla terra e  si radica, più il torace si allunga verso l'alto con facilità e leggerezza e  allo stesso tempo tende ad aprirsi, a espandersi dal centro.
Abbiamo quindi l'energia sessuale di svadhistana (bacino e pube) che si proietta nella terra e la feconda simbolicamente dando vita ad  un processo in cui nasce un cuore nuovo simboleggiato dal torace che esce come un fiore dalla terra  e si proietta in apertura verso l'alto e in avanti, verso il sublime e l'infinito. Questa nascita simbolica è resa possibile dall'incontro delle energie della terra e dell'acqua che cooperano trasformandosi e dando vita all'impulso che consente l'apertura del cuore.

lunedì 26 gennaio 2015

Praticare Ahimsa





La pratica di Aimsha, (il primo dei 5 Yama o astensioni),  ovvero del "non nuocere" o "non violenza" può avere molteplici aspetti, dai più evidenti come il non uccidere o il non danneggiare nessun essere, vivente, ad altri più sottili in cui il danno potenzialmente arrecabile o la violenza sono molto meno evidenti, nascoste, forse anche perché più abituali.
Abbiamo tre aree principali da considerare:

Pensiero
Parola
Azione

Pensiamo ad esempio alla sfera della parola; con quanta facilità si cade nella parola se non proprio aggressiva, aspra, pungente, sarcastica, giudicante, tendente a sminuire l’altro o se stessi?
Questa può essere un area di lavoro molto interessante.
Il maestro indiano Swami Ananda Chaitanya suggerisce di lavorare formulando una risoluzione riguardante aimsha da recitare ad inizio giornata e che può essere espressa più o meno così:

Che io possa non essere nè soggetto nè oggetto di violenza

Osserviamo innanzitutto l’importanza che viene data  a noi sia come potenziali attori o come ricevitori di azioni, pensieri o parole dannose. L’invito non è dunque a essere passivi, ma piuttosto si sottolinea l’importanza di impegnarsi a far si che non si sia oggetti di violenza sia da parte di noi stessi sia da parte di altri. 
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