lunedì 5 maggio 2014

La pratica del "non sapere"



A titolo di esperimento, sarebbe interessante passare talvolta una mezza giornata, o un ora, senza avere opinioni su quello che dovrebbe fare o pensare chi ci sta intorno.
Uscire per strada e guardare il mondo senza sapere che le persone dovrebbero guidare in un certo modo, attraversare in un altro, vestirsi così, non fare questo e quello, ecc. 
Essere, in quell'occasione, attenti alle scoperte che si possono fare.

Questo  si traspone a ciò che chiamiamo me stesso. "Il mio corpo non dovrebbe essere così, la mia mente un pò meno così e un pò più colà..." (...)
Su un certo piano, i conflitti umani sorgono perchè c'è un punto di vista. L'ambiente è violentato da queste fantasticherie. Il corpo la mente, l'ambiente intorno sono maltrattati quando si pensa che dovrebbero essere diversi da come sono.

Su un piano sottile, ogni giudizio, ogni critica, ogni pensiero traumatizza un pò più il nostro corpo, la nostra mente, il nostro prossimo.
E questi traumi solidificandosi, creano quelli che chiamiamo conflitti, militari e sociali.
La radice di tutti questi conflitti è dunque questo giudicare a sproposito di tutto, questa pretese che ho di sapere in permanenza quel che è giusto. 
Ecco la prima violenza. 
Ecco quello che si scopre, fra l'altro, attraverso il lavoro della sensibilità sensoriale.
(Eric Baret)


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