martedì 4 marzo 2014

Consigli su come mettere in pratica shikan "nient'altro che"




Vediamo dei consigli pratici su come mettere in pratica il precetto dello shikan il “nient’altro che” di cui abbiamo parlato nel post precedente.
Trovo che sia molto utile sperimentare dei metodi abili per esercitarsi in quest’arte della presenza, che ci aiutino ad uscire da una  vaga aspirazione  tipo “sarebbe bello” ma.. (decisamente poco utile)  o dal generico rimpianto ( un po’ come quello descritto da Alexander  quando si accorge che spesso fa tutto il contrario dello shikan) cui segue quasi automaticamente il senso di colpa per non  essersi effettivamente impegnati come si “dovrebbe”.

Secondo la mia esperienza è molto proficuo esercitarsi con spirito giocoso ma allo stesso tempo deciso,  prendendosi dei momenti veri e propri dedicati alla pratica che siano però radicati nella vita quotidiana e allo stesso tempo momenti speciali di essa.  
Naturalmente è la nostra pratica che li rende speciali o meglio ci aiuta a sbirciare oltre il velo illusorio dell’ordinario.

Come prima cosa è importante formulare la risoluzione ad esercitarsi e a praticare shikan il “nient’altro che”.
Oggi praticherò “nient’altro che”!

Poi scegliere delle aree della giornata, delle attività specifiche in cui siamo abbastanza tranquilli per poter praticare con agio.
In linea di massima non escludiamo nessun attività, ma  ne scegliamo invece con chiarezza alcune in cui praticheremo con decisione anche per pochi minuti ma con intensità. Se poi con naturalezza la pratica tenderà ad espandersi, non saremo certo noi a fermarla.

Ad esempio scegliamo di praticare mentre laviamo i piatti.


 Iniziamo l’attività riportando a noi stessi la determinazione a praticare formulando “adesso nient’altro che lavare i piatti..”

Poi iniziamo ad essere sempre più specifici e ci soffermiamo su ogni azione “nient’altro che prendere la spugna…nient’altro che versare il sapone” potrebbe piacerci arrivare ad essere molto dettagliati “nient’altro che allungare il braccio..nient’altro che voltare la testa…nient’altro che respirare”.
Sorge un pensiero su cosa faremo stasera? ..Nient’altro che notare la presenza di questo pensiero, nient’altro che tornare a quello che stiamo facendo..

Sarà interessante notare di quante singole azioni è composta un azione che di solito etichettiamo con un singolo concetto come “lavare i piatti”, “guidare”  o “mangiare”.
Tutte azioni che questa pratica ci aiuta a vedere e a gustare con attenzione. Ci potremo ritrovare ad abitare in ogni singola azione con un senso di pace e contentezza inaspettati.

Quando abbiamo un po’ di dimestichezza con questa pratica potremmo anche limitarci ad elencare le azioni con una nota mentale “afferrare..muoversi..guardare il bicchiere..spostare la mano..” il tutto con molta leggerezza e mantenendo vivo il senso della scoperta.

Un passo successivo consiste poi nell abbandonare la nota mentale e permanere in uno stato di attenzione molto dettagliato ricettivo e silenzioso su ogni singola azione, continuando a seguirle con lo stesso spirito evocato dall'esercizio con nota mentale,  mantenendo  molto viva la percezione sensoriale. E’ importante non cercare di saltare subito a questa fase, perché essa è molto nutrita e sostenuta dalle precedenti.

Buona pratica


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