martedì 18 febbraio 2014

Nient'altro che





"Stamattina mentre scendevo dall'autobus tutto rigido e contratto per sembrare il meno handicappato possibile, ho pensato agli occhi di mia figlia e ho provato una distensione totale. Allora ho danzato. Quanto contano i sorrisi di scherno rispetto agli occhi luminosi che mi accolgono incondizionatamente quando rientro a casa?

(...) Distaccarmi dal giudizio altrui necessita senz'altro di parecchia audacia. Ho sorriso vedendomi danzare sul marciapiede. Passo da un estremo all’altro: dalla sottomissione totale nei confronti degli altri a una artificiosa indifferenza, fin quasi alla provocazione! Mi accorgo che il riso mi riconcilia con l’esistenza, mi mette in pace, fa la pace. Testimonia una riconciliazione con i nostri limiti, incarna la dolcezza e la tenerezza. Esige una sincerità, una freschezza una trasparenza e al tempo stesso una piccola presa di distanza rispetto al personaggio che molte volte recitiamo.

Saprò ridere delle mie collere e delle mie fascinazioni?
Per non cadere in guerra contro se stessi è richiesta una dolcezza benevola. Ridere conduce a questo generoso distacco. Penso che la meditazione potrebbe espandersi in un immenso scoppio di risa: “Questa passione non esaurisce tutto me stesso”, “ che buffo questo ometto, con la sua stupida gelosia!”
Faccio una questione troppo grande di me. Recito una parte. Il riso mi libera un po’, in ogni caso mi installa nel presente.

Ricerca personalizzata