lunedì 3 dicembre 2012

K L E S H A





Attaccamento, avversione ignoranza secondo il Buddha
attaccamento. avversione ignoranza, senso dell’io, paura della morte- attaccamento alla vita in Patanjali
qui risiedono tutte le cause della nostra sofferenza
del nostro disagio, del nostro sentirsi incompiuti irrequieti, non in pace
incompleti,
la sensazione strisciante che “c’è sempre qualcosa che non va”
…chi non riconosce questo mantra continuo dentro di sè?


“Questa mente, o monaci, è luminosa, ma è oscurata da inquinanti passeggeri. Colui che non ha ricevuto gli insegnamenti, non comprende questa cosa come veramente è; perciò per lui non è possibile la coltivazione della mente.”
                                               Buddha
                                               dal testo Aṅguttara Nikāya del buddhismo Theravada

Monaco è anche colui che è seriamente impegnato nel cammino interiore, colui che dà la priorità al cammino sopra ogni altra cosa.
“astenersi dal male (ciò che è nocivo) praticare il bene, (ciò che è salutare) purificare la mente, questo è l’insegnamento di tutti i Buddha”

L’inquinante principale è Avidya, confusione ignoranza, conoscenza errata
è sia non-conoscenza, sia conoscenza errata
tutto lo stuolo di convinzioni opinioni credenze che occupano la mente
l’attaccamento a esse, il ritenerle io-mio, nostre
l’identificazione è ignoranza,
incapacità di vedere le cose come sono
il senso di separazione


scrive Namkai Norbu:
“Lo scopo comune di questi sentieri è quello di superare il problema nato quando l’individuo è entrato nel dualismo, sviluppando un io soggettivo, o ego, che percepisce il mondo esterno come altro, tentando continuamente di manipolarlo per provare soddisfazione e sicurezza. Ma nessuno può raggiungere tali obiettivi in questo modo perché tutti i fenomeno apparentemente esterni sono impermanenti e inoltre, perché la causa reale della sofferenza e della insoddisfazione è proprio quel fondamentale senso di incompletezza conseguenza inevitabile dello stato di dualismo”

“Yoga citta vritti nirodha”
1. Lo yoga è la cessazione dei movimenti della mente
Possiamo anche dire che: “Lo yoga è la cessazione dell’identificazione con le oscillazioni della mente”
Questa seconda interpretazione è suffragata dal terzo e quarto aforisma:
2. Allora lo yogi dimora nella sua vera natura.
Allora , il praticante è fondato nella sua natura essenziale.
3. Negli altri stati, l’uomo si identifica con le onde-pensiero (vritti) della mente
Lo Yoga è uno stato di coscienza/consapevolezza in cui non c’è identificazione con le modificazioni della mente
È uno stato di padronanza 




per questo non occorre che ci sia assoluta assenza di onde pensiero
ma è necessario che vi sia non-identificazione
un contesto di silenzio

Citta= mente-cuore pensieri emozioni
Vritti= onde, vortici, movimenti, oscillazioni
Nirodha= Cessazione, cessazione dell'identificazione

Come funziona l’identificazione?
attraverso attaccamento, avversione, ignoranza (noia, confusione, indifferenza)

l’ignoranza è anche confondere “il conoscente” con “il conosciuto”, il Purusha con Prakriti, La Coscienza con il contenuto della coscienza, Lo spazio con ciò che è contenuto nello spazio, “colui che vede” con “quello che è visto”..







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