martedì 29 maggio 2012




“FIDATEVI DELLA CONSAPEVOLEZZA, COME FONTE DI SOSTEGNO, COME LUOGO DI RIPOSO, COME PUNTO DI OSSERVAZIONE”  Achaan Sumedho (letture e commenti da “Il suono del silenzio”)

Abbiamo visto, nell’ultimo intensivo,  l’importanza del coltivare la fiducia nella consapevolezza, e la necessità di trovare strumenti  pratici che consentano di farlo.
 Intanto uno strumento utile è sicuramente quello dell’ adhittana;  prendere una risoluzione a farlo. 
Si può scegliere qualche momento della giornata, anche uno  fisso, sempre un orario, una specie di nostro rituale, oppure uno o più momenti per ricordare a se stessi che si ha l’intenzione e l’impegno di coltivare la fiducia nella consapevolezza. Insomma ricordarsi di ricordarcelo.

Se risuona nelle nostre corde può essere espresso con la formula della presa dei tre rifugi.


Un aspetto importante della pratica è proprio vedere con molta accuratezza dov’è che di solito riponiamo la nostra fiducia, la nostra energia e il nostro cuore.  L’area delle opinioni delle preferenze dei punti di vista si rivela dunque molto interessante allo scopo. La nostra intenzione sarà dunque di focalizzare l’attenzione su quanta importanza, quanto peso, quanto senso del sé diamo a questi aspetti della nostra mente e gradualmente spostare l’asse, l’investimento direi,  da questi oggetti mentali a quella facoltà che è in grado di conoscerli, vederli, indagarli.

 “L’atteggiamento di cui parlo è un attenzione rilassata, un senso di apertura, di ricettività, un attenzione sospesa” ci ricorda A. Sumedho .

Ci occorre un addestramento a riconoscere la consapevolezza. Se siamo sempre assorbiti dai contenuti dei processi mentali questo risulterà sicuramente più difficile, più fragile, per questo la meditazione seduta è un elemento essenziale per allenare la mente, ma naturalmente non basta affatto.  Come dunque riconoscere la consapevolezza se essa non può essere un oggetto mentale?
Dice ancora Sumedho: “Lo scopo è riconoscere la consapevolezza, ciò che è consapevole del respiro e del corpo. Niente altro. Non è possibile trovarla in quanto oggetto.(…)La consapevolezza non la create. E’ uno stato naturale dell’essere.” Trovo che sia molto importante ricordare proprio questo essere una qualità già presente con la quale dovremmo soltanto sintonizzarci, connetterci. Anche la nostra personalità, che è quello che crediamo di essere, può essere visto, può essere l’oggetto dell’esperienza, dunque non è il vero soggetto che conosce.

“prestando attenzione al presente con pazienza si comincia a riconoscere lo stato naturale dell’essere e si è in grado di vedere la personalità in quanto oggetto mentale. La personalità è una creazione, non è il soggetto, eppure tendiamo a interpretare l’esperienza attraverso sentimenti e opinioni personali.”
Ricordiamoci che dunque la consapevolezza è un conoscere non giudicante, accogliente, affettuoso, interessato, attento, caldo, è  un osservare non coinvolto e compassionevole, che non rifiuta nulla, equanime , pacificante.
“Via via che acquisiamo fiducia nella consapevolezza ci liberiamo dalla schiavitù delle abitudini acquisite. Non siamo più vittime delle nostre abitudini. Non ce ne disfacciamo , non ci sforziamo di essere qualcuno che è totalmente privo di personalità. Riconosciamo tutto per quello che è. Quindi qualsiasi cosa pensiamo o proviamo nel momento presente, la accogliamo riconoscendola e accettandola per quello che è. La trattiamo con pazienza accogliente, lasciandola essere com’è. Allora potrà cambiare spontaneamente. Ma non cerchiamo di disfarcene.  ”

Possiamo trovare un senso di identità più maturo e più vasto attraverso il dimorare nella consapevolezza? Sembra proprio di sì, in quanto via via che si indebolisce l’identificazione con i contenuti dei processi mentali e l’attenzione si focalizza sulla relazione che abbiamo ecco che le cose cambiano, diventa naturalmente più difficile identificarsi con i contenuti mutevoli della mente e più nutriente accorgersi di un io-come-consapevolezza che è molto più vasto dell’io-in quanto-me , che lo comprende e lo conosce, ne vede il sorgere e lo svanire. Ci si rivela dunque quella “possibilità che ci è data come esseri umani, di risvegliarci alla realtà ultima. Se il nostro senso di identità si associa sempre al condizionato, proveremo sempre un senso di mancanza e di paura.”

Sentiamo ancora come Sumedho ci incoraggia a nutrire la fiducia nella consapevolezza e quindi nel cammino interiore :
“Non prendete rifugio nell'essere una vittima o un carnefice. Ma della consapevolezza risvegliata potete fidarvi. E quella fiducia rende umili. Non è credere in qualcosa. E' imparare a rilassarsi ed essere. Fidatevi della capacità di essere semplicemente qui, aperti e ricettivi a qualunque cosa stia succedendo adesso. Anche se quello che succede è brutto, o comunque siano le condizioni che vivete, non è mai un problema se vi fidate di questa purezza. .....”
Possiamo prendere la risoluzione ad inizio giornata ad esempio di nutrire la fiducia nella consapevolezza nell’arco delle nostre attività, e richiamare alla mente il più spesso possibile questo impegno.  Io ho trovato molto utile ripetere più volte frasi come “prendo rifugio nella consapevolezza” oppure “che io possa nutrire la fiducia nella consapevolezza” “ che io possa dimorare nella consapevolezza non giudicante”  e così via o prendere come elemento di riflessione e studio, alcune di queste frasi di Achan Sumedho, lasciandole germogliare al nostro interno.

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