martedì 18 dicembre 2012

SENSIBILITA' E TENEREZZA NELLA PRATICA YOGA







Pratichiamo per diventare più sensibili, per incontrare meglio la nostra esperienza del momento, 
non per creare qualcosa che non c’è, cambiare, trasformare, anche se lo yoga è a tutti gli effetti 
un processo di profonda trasformazione


Ma questo importante e delicato processo non può che partire da una serena e profonda accettazione di ciò che siamo e di ciò che diventiamo momento dopo momento, perché prima o poi scopriamo che non siamo quelle entità solide che credevamo di essere.


La sensibilità ci porta ad entrare in contatto con le nostre debolezze, mancanze, ombre, ed è necessario dunque che l’essere sensibili  includa molta amorevolezza, molta gentilezza e premura, molta delicatezza, tutte qualità che miriamo a coltivare nella nostra pratica e attraverso di essa.

E’ con questo intento che ci rapportiamo ad un asana; non prendiamo la posizione bruscamente distrattamente o meccanicamente, oppure unicamente  per raggiungere un risultato. Cerchiamo soprattutto di trattare il corpo con dolcezza, innanzi tutto prestandogli la dovuta attenzione, il giusto ascolto, muovendoci  secondo un ritmo biologico in sintonia con la vita profonda che lo anima e non con esigenze utilitarie, per piegarlo ad uno scopo. 
Il rispetto del corpo è un inizio sicuramente importante, ma col tempo si dovrebbe sviluppare proprio un senso di amorevolezza e tenerezza che si esprime in come ci relazioniamo con la pratica.

lunedì 3 dicembre 2012

K L E S H A





Attaccamento, avversione ignoranza secondo il Buddha
attaccamento. avversione ignoranza, senso dell’io, paura della morte- attaccamento alla vita in Patanjali
qui risiedono tutte le cause della nostra sofferenza
del nostro disagio, del nostro sentirsi incompiuti irrequieti, non in pace
incompleti,
la sensazione strisciante che “c’è sempre qualcosa che non va”
…chi non riconosce questo mantra continuo dentro di sè?


“Questa mente, o monaci, è luminosa, ma è oscurata da inquinanti passeggeri. Colui che non ha ricevuto gli insegnamenti, non comprende questa cosa come veramente è; perciò per lui non è possibile la coltivazione della mente.”
                                               Buddha
                                               dal testo Aṅguttara Nikāya del buddhismo Theravada

Monaco è anche colui che è seriamente impegnato nel cammino interiore, colui che dà la priorità al cammino sopra ogni altra cosa.
“astenersi dal male (ciò che è nocivo) praticare il bene, (ciò che è salutare) purificare la mente, questo è l’insegnamento di tutti i Buddha”

L’inquinante principale è Avidya, confusione ignoranza, conoscenza errata
è sia non-conoscenza, sia conoscenza errata
tutto lo stuolo di convinzioni opinioni credenze che occupano la mente
l’attaccamento a esse, il ritenerle io-mio, nostre
l’identificazione è ignoranza,
incapacità di vedere le cose come sono
il senso di separazione

giovedì 1 novembre 2012

KAPALABHATI PRANAYAMA


Un video girato un pò di tempo fà, dove cerco di spiegare la pratica di kapalabhati..
Buona visione e buona pratica :)

martedì 23 ottobre 2012

SARPASANA


Sarpasana, conosciuta come 'posizione del serpente', fa parte delle asana di estensione all'indietro.
Queste asana hanno la caratteristica di rinforzare i muscoli che controllano la colonna vertebrale, allungare gli addominali distendendo gli organi interni, e tonificare i nervi spinali.
Agendo sull'apertura del torace sono una buona preparazione per il pranayama.

mercoledì 3 ottobre 2012


Si osservi via via attentamente
ogni condizione che sorge nel presente, 
in maniera invincibile e incrollabile,
la si conosca e ne sia certi.

E' in questo preciso momento che occorre praticare con ardore.

Domani potrebbe sopraggiungere la morte chi lo sa?
Non è possibile scendere a patti con la morte e le sue possenti schiere.

Colui che dimora ardentemente così nel momento presente,
che si impegna di continuo, giorno e notte, è detto "colui che si diletta dell'unica cosa che conta",
è definito "calmo", "saggio".
(Buddha, Majjhima Nikaya)

mercoledì 5 settembre 2012

Due suggerimenti per la pratica di oggi:

1. -Vedere con chiarezza cosa c'è qui e ora-.

 2. -Non attaccarsi a nulla come io-mio-.

Buona pratica :)

Fabio

martedì 29 maggio 2012




“FIDATEVI DELLA CONSAPEVOLEZZA, COME FONTE DI SOSTEGNO, COME LUOGO DI RIPOSO, COME PUNTO DI OSSERVAZIONE”  Achaan Sumedho (letture e commenti da “Il suono del silenzio”)

Abbiamo visto, nell’ultimo intensivo,  l’importanza del coltivare la fiducia nella consapevolezza, e la necessità di trovare strumenti  pratici che consentano di farlo.
 Intanto uno strumento utile è sicuramente quello dell’ adhittana;  prendere una risoluzione a farlo. 
Si può scegliere qualche momento della giornata, anche uno  fisso, sempre un orario, una specie di nostro rituale, oppure uno o più momenti per ricordare a se stessi che si ha l’intenzione e l’impegno di coltivare la fiducia nella consapevolezza. Insomma ricordarsi di ricordarcelo.

Se risuona nelle nostre corde può essere espresso con la formula della presa dei tre rifugi.

lunedì 12 marzo 2012

Le quattro nobili verità



Nell'ultimo incontro intensivo abbiamo letto e commentato alcuni passi tratti da " Il Silenzio tra due onde" di Corrado Pensa, dedicandoci sopratutto a incontrare i fondamenti dell' insegnamento del Buddha e cioè le quattro nobili verità.
Dukkha: la verità della sofferenza
Samudaya: la verità dell'origine della sofferenza
Nirhoda: la verità della cessazione della sofferenza
Magga: la verità del cammino che porta alla cessazione della sofferenza.

Come sottolinea Pensa:

"Il termine dukkha sta ad indicare, oltre alla sofferenza comunemente intesa, tutto ciò che è disagio, a cominciare dal grande e variegato disagio mentale che siamo abituati a infliggere a noi stessi (e che poi si riverbera fuori di noi).
L'origine di dukkha è ravvisata dal Buddha nei cosiddetti tre veleni: l'attaccamento, l'avversione e l'ignoranza.
La cessazione della sofferenza e delle sue cause indica uno stato di libertà che va sotto il nome di nirvana ( ...) questa parola significa spegnimento del fuoco della sofferenza e di ciò che la causa, e indica al contempo la pace luminosa e non più effimera che sopravviene all'estinguersi dell'oscurità dolente.(...)

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