venerdì 30 settembre 2011

STARE BENE CON SE STESSI



Il cammino spirituale è fatto spesso da fasi in cui alcune verità più o meno semplici alle quali magari abbiamo dato intellettualmente più volte il nostro assenso si rivelano a noi in una luce completamente diversa quando le ascoltiamo per l'ennesima volta, ad esempio dalle parole di un maestro.
E' importante dunque ascoltare discorsi di Dharma, partecipare ai Satsang ascoltare studiare e riascoltare molte delle cose che crediamo di sapere già..esse pian piano si radicano in noi, scendono in profondità, iniziano ad agire dentro di noi e col tempo si manifestano i loro frutti.

Così infatti sentendo un maestro indiano parlare dell'importanza dello "stare bene con se stessi", mi ha fatto notare quanto ritenessi questo un argomento banale, o perlomeno una verità acquisita e data per scontata, quasi fastidiosa da sentirla ripetere da uno Swami indiano da cui ci si sarebbe aspettato ben altro, insegnamenti altamente esoterici come minimo..
E invece indagando e soffermandomi su questa reazione, osservandola, mi accorgo di quanto spesso il sentirsi bene, lo stare bene con sè, semplicemente non accade, e come adottare questo punto di vista mi permette di indagare aree della vita che altrimenti rimarrebbero scoperte, nascoste o poco visibili alla consapevolezza osservante.
Se andiamo un pò più in profondità e cerchiamo di vedere praticamente in cosa può effettivamente consistere questo "star bene" ci giungono molti suggerimenti per la nostra pratica.




Innanzitutto vediamo subito che si tratta di uno star bene che non deriva dall appagamento di qualche desiderio particolare o aspettativa, proprio perchè riguarda un rapporto, una relazione con se stessi e quindi non può dipendere dall' esterno..
Deve trattarsi di un bene profondo non un semplice benessere superficiale dato dallo sperimentare sensazioni piacevoli o dal vivere situazioni gratificanti.

Vediamo alcuni aspetti che possono dare sostanza allo star bene con se stessi e che possono essere spunti per la pratica:

a.  Essere rilassati:
anche questo un termine abusato e quasi svuotato di senso, concepito di solito come una momentanea sospensione dell abituale stato di tensione, diventa più interessante invece se lo concepiamo come un possibile atteggiamento di fondo del nostro essere.
Monitorare costantemente, ascoltare, portare la consapevolezza nel corpo diventa dunque un aspetto fondamentale di questa pratica:
Sono rilassato ora nelle spalle e nella schiena mentre scrivo al computer? Il respiro è regolare e la voce esce fluida senza fretta ne blocchi mentre sto parlando? E' utile monitorare costantemente con attenzione e gentilezza il nostro stato di tensione/rilassamento al fine di valutare il nostro benessere.
Osserviamo quante azioni quante parole quanti gesti vengono prodotti in stato di tensione anche sottile. a questo fine è molto utile la pratica dell "Olomovimento" che approfondiremo in altra sede.

d. Nutrire un atteggiamento di apertura verso l'altro:
un errore molto comune è quello di pensare che star bene, cioè essere nel bene comporti il rischio di sviluppare un atteggiamento tendenzialmente egoistico, ci bastiamo da soli e non ci interessa molto la relazione con l'altro.
Invece in quest'ottica la relazione è un banco di prova e una cartina di tornasole importantissima per verificare il nostro bene di fondo dal quale partiamo.
Riusciamo a mantenere la serenità in ogni relazione? In che modo, in che circostanze e con chi perdiamo il nostro centro?
Sappiamo davvero ascoltare l'altro oppure siamo chiusi nel nostro dialogo interiore e un continuo e sottile giudizio ci impedisce una piena comprensione e un effettivo "stare pienamente" nella relazione? Temiamo in qualche modo l'altro, il suo giudizio, la sua reazione?
Ecco alcuni elementi sui quali praticare la meditazione  di consapevolezza e la osservazione costante del nostro materiale interiore.
E' interessante notare anche se ci scopriamo in ansia per ciò che dirà l'altro o se notiamo che il suo giudizio o il suo atteggiamento hanno il sottile potere di modificare il nostro stato interiore..sempre senza giudicarci o peggio colpevolizzarci se ciò dovesse accadere..
Aprirsi all'altro significa innanzitutto privarsi delle proprie difese, abbandonare le false identità, essere così come siamo, amarsi accettarsi e di conseguenza amare.
Praticare la meditazione di benevolenza "metta" in azione, silenziosamente,  in presenza del'altro è uno strumento utilissimo per queste circostanze.

e. Percepire e "vivificare" l'attività dei sensi:
un fattore importante che aiuta a nutrire la nostra gioia interiore nostra è dato dal nostro modo di percepire e di sperimentare la realtà attraverso i sensi.
Curiamo con attenzione il nostro modo di guardare, sentire, odorare, toccare.
Se i nostri sensi vengono emancipati dalla "bramosia" e dall'attaccamento al loro oggetto come ampiamente spiegato da tutte le pratiche spirituali, si può lavorare con divertimento sulla qualità della nostra percezione.
Indaghiamo il modo in cui ascoltiamo i suoni, li recepiamo superficialmente affrettandoci a identificarne la fonte oppure riusciamo a ricevere pienamente con attenzione le vibrazioni sonore che ci circondano, a gustarle e d assaporarle pienamente?

Com'è il nostro guardare? sappiamo cogliere in ogni situazione le sfumature, non in senso metaforico ma proprio letterale, le gradazioni di colore, i giochi di luci e ombre sul volto di una persona, lo spazio intorno alle forme, sono molte le occasioni che il quotidiano ci presenta per osservare il nostro sguardo, cioè il nostro modo di guardare, vedere se i nostro occhi si posano sulle cose oppure ci passano sopra distrattamente.
Proviamo intenzionalmente a soffermare più tempo del solito il nostro sguardo sulle cose quotidiane non solo su paesaggi o opere d'arte ma su cose che ad una consapevolezza non allenata porebbero sembrare "banali" ma che possono davvero sorprendere se pratchiamo seriamente uno sguardo attento, che si sofferma silenziosamente sulle cose, le tocca. si poggia su di esse, possiamo lavorare in particolare con:
contrasti luci/ombre, sfumature dei colori, contesto/soggetto,sguardo defocalizzato.




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