venerdì 11 marzo 2011

Nell'ultima lezione abbiamo letto il brano "Istruzioni per disporsi alla consapevolezza" dal libro di Corrado Pensa "L'intelligenza spirituale":

"La meditazione di consapevolezza ci chiede di aderire alle condizioni in cui ci troviamo adesso qui e di lasciar cadere i vari pensieri circa le condizioni nelle quali ci piacerebbe essere o nelle quali riteniamo che dovremmo essere. Abitare consapevolmente le condizioni presenti significa essere unificati e vivi.
Volgere l'attenzione al respiro è un "attività" che sorregge anzitutto questa presenza nel presente, questo essere con quello che è così com'è, e dunque questo sapore di verità, questo risvegliarsi al qui e ora.
Non che una cosa accaduta nel passato non sia vera. Ma se ci identifichiamo e ci attacchiamo al ricordo di questa cosa, noi restiamo inevitabilmente separati dalla vita che vive in questo momento.
Al contrario se non impartiamo al ricordo uno spessore, una realtà che non ha e riusciamo invece a stare davanti al ricordo in semplicità attenta, allora non ci divideremo dalla vita presente. (...) se impariamo a prestare un attenzione accettante al respiro così com'è, noi costruiamo una base per poter 'stare con le cose così come sono'. Dalla piccola accettazione alla grande accettazione: col respiro così com'è, con noi stessi cosi' come siamo, con gli altri cosi come sono, con le situazioni e gli eventi così come sono.
Ciò è ben diverso da quella sottile e invadente sfiducia in noi stessi, da quel dirsi in sostanza:" potrò stimarmi e accettarmi a patto che riesca a ad avere una certa continuità nel seguire il respiro. Allora avrò il diritto di sentirmi a mio agio altrimenti no!"(...) E invece non sarà per caso possibile essere a proprio agio esattamente nello stato mentale e fisico che è presente adesso? ed è possibile, inoltre, che l'eventuale preferenza per uno stato diverso rimanga una semplice preferenza , senza trasformarsi in lamento, disappunto, giudizio?(...) Infatti lo sforzo giusto è innanzitutto la capacità di chiamare a raccolta tutta l'energia di cui disponiamo in quel momento.(...)
Si può anche dire che dobbiamo imparare la strada che porta da un modo rigido di praticare ad un modo disteso e flessibile.(...)
Il nervosismo e la rigidezza si manifestano sopratutto in due maniere: nel correre dietro all'oggetto di meditazione e nel frequente contrarsi nel giudizio  e nel confronto. Invece la disposizione meditativa più flessibile e accettante si manifesta come immobilità ricettiva e trasparente: non inseguiamo l'ogetto della consapevolezza, bensì lo riceviamo a piè fermo, ne siamo lo specchio puntuale, lo lasciamo accadere guardandolo.

Abbiamo praticato la meditazione di consapevolezza focalizzandoci sugli aspetti evidenziati nella lettura..
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