giovedì 17 novembre 2011

Ognuno deve comprendere la propria meccanicità" (G.I. Gurdjieff)



 da Vedute sul mondo reale di G.I. Gurdjieff:


"Tutte le differenze che si notano tra gli uomini si possono riportare a differenze nei livelli di coscienza dei loro atti. Infatti gli uomini ci sembrano così diversi, perché ai nostri occhi le azioni di alcuni sono profondamente coscienti, mentre quelle di altri ci sembrano di una tale incoscienza da superare persino quella delle pietre [...].
In primissimo luogo, ognuno deve comprendere la propria meccanicità. Ma questa comprensione può venire soltanto da una osservazione di sé condotta correttamente. [...] Ma prima [...] un uomo deve prendere la decisione di essere assolutamente sincero con se stesso, di non chiudere mai gli occhi, di non rinnegare alcuna constatazione, dovunque possa condurlo, di non arretrare di fronte ad alcuna conclusione [...].
L'osservazione di sé sconvolge completamente il modo di pensare di un uomo, e lo spoglia delle sue più piacevoli e tenere illusioni. All'inizio egli vede la propria totale impotenza di fronte a tutto [...]. Tutto lo possiede, tutto lo domina. [...]
Noi siamo delle macchine. Siamo totalmente condizionati dalle circostanze esteriori. Tutte le nostre azioni seguono la linea di minor resistenza alla pressione delle circostanze esterne. [...]
Lo stato chiamato «coscienza di sé»: è il momento in cui l'uomo è presente a se stesso e alla propria macchina. Solitamente, noi conosciamo questo stato soltanto per qualche attimo. Ci sono momenti in cui siete presenti non soltanto a ciò che fate, ma a voi stessi che state agendo. Vedete contemporaneamente l'«io» e il «qui» di «io sono qui», sia la collera sia l'«io» che è in collera. Se volete, questo possiamo chiamarlo «ricordo di sé».
Ora, quando siete pienamente e continuamente coscienti dell'«io», di ciò che esso fa e di quale «io» si tratta, diventate coscienti di voi stessi. [...]
I punti essenziali dell'osservazione di sé sono:
1) Noi non siamo «uno»;
2) non abbiamo il controllo di noi stessi [...].
Tutti noi consideriamo in modo completamente automatico. Noi reagiamo a tutto ciò che ci colpisce dall'esterno. Obbediamo a degli ordini... Quella donna è gentile, e io sono gentile; essa è scortese, e io sono scortese. Io sono come lei vuole che sia, sono una marionetta. [...]
Dobbiamo smettere di reagire interiormente. Se qualcuno si comporta male verso di noi, non dobbiamo reagire interiormente. Chi ci riuscirà, sarà più libero" (G.I. Gurdjieff, Vedute sul mondo reale, pp. 73-97).

venerdì 28 ottobre 2011

I NEUTRINI E IL DHARMA



Alcuni giorni fa guardavo un video che spiegava in maniera molto elementare il comportamento dei neutrini e delle particelle a loro simili come elettroni protoni ecc.. Il video in forma di cartone animato  è di carattere divulgativo quindi facilmente comprensibile anche ai non addetti ai lavori.  (si può vedere qui http://video.repubblica.it/tecno-e-scienze/cosa-sono-i-neutrini-lo-spiega-un-cartoon/76605/74970 )

Data la notorietà raggiunta ultimamente dai neutrini e non essendo propriamente un esperto di fisica seguivo il video e le spiegazioni molto interessato. Sono stato subito colpito da alcune affermazioni che i neutrini stessi facevano nel filmato.
Ho notato subito delle evidentissime risonanze dharmiche con ciò che dicevano i neutrini!
C'è un punto secondo me molto bello in cui un neutrino parla con il protone e spiega ciò in cui loro differiscono, si trattava di particelle partite dal sole e destinate ad arrivare sulla terra, ma mentre i protoni e gli elettroni in maggioranza venivano dispersi o attratti altrove i neutrini in tutta tranquillità raggiungevano l'atmosfera terrestre.
Un neutrino si rivolge al protone più o meno così: "Vedi noi non avendo carica né positiva né negativa non siamo catturati dai campi magnetici che attraversiamo mentre voi avendo una carica siete costretti a interagire e il più delle volte venite risucchiati e non raggiungete la terra".
E il protone infatti poco dopo spariva miseramente risucchiato da un campo magnetico.
E' davvero interessante il comportamento di queste microparticelle, e se ci riflettiamo appena un attimo sopra non possiamo non vedere evidenti analogie nel microcosmo con l'insegnamento del Buddha e dello Yoga:

venerdì 30 settembre 2011

STARE BENE CON SE STESSI



Il cammino spirituale è fatto spesso da fasi in cui alcune verità più o meno semplici alle quali magari abbiamo dato intellettualmente più volte il nostro assenso si rivelano a noi in una luce completamente diversa quando le ascoltiamo per l'ennesima volta, ad esempio dalle parole di un maestro.
E' importante dunque ascoltare discorsi di Dharma, partecipare ai Satsang ascoltare studiare e riascoltare molte delle cose che crediamo di sapere già..esse pian piano si radicano in noi, scendono in profondità, iniziano ad agire dentro di noi e col tempo si manifestano i loro frutti.

Così infatti sentendo un maestro indiano parlare dell'importanza dello "stare bene con se stessi", mi ha fatto notare quanto ritenessi questo un argomento banale, o perlomeno una verità acquisita e data per scontata, quasi fastidiosa da sentirla ripetere da uno Swami indiano da cui ci si sarebbe aspettato ben altro, insegnamenti altamente esoterici come minimo..
E invece indagando e soffermandomi su questa reazione, osservandola, mi accorgo di quanto spesso il sentirsi bene, lo stare bene con sè, semplicemente non accade, e come adottare questo punto di vista mi permette di indagare aree della vita che altrimenti rimarrebbero scoperte, nascoste o poco visibili alla consapevolezza osservante.
Se andiamo un pò più in profondità e cerchiamo di vedere praticamente in cosa può effettivamente consistere questo "star bene" ci giungono molti suggerimenti per la nostra pratica.


venerdì 11 marzo 2011

Nell'ultima lezione abbiamo letto il brano "Istruzioni per disporsi alla consapevolezza" dal libro di Corrado Pensa "L'intelligenza spirituale":

"La meditazione di consapevolezza ci chiede di aderire alle condizioni in cui ci troviamo adesso qui e di lasciar cadere i vari pensieri circa le condizioni nelle quali ci piacerebbe essere o nelle quali riteniamo che dovremmo essere. Abitare consapevolmente le condizioni presenti significa essere unificati e vivi.
Volgere l'attenzione al respiro è un "attività" che sorregge anzitutto questa presenza nel presente, questo essere con quello che è così com'è, e dunque questo sapore di verità, questo risvegliarsi al qui e ora.
Non che una cosa accaduta nel passato non sia vera. Ma se ci identifichiamo e ci attacchiamo al ricordo di questa cosa, noi restiamo inevitabilmente separati dalla vita che vive in questo momento.
Al contrario se non impartiamo al ricordo uno spessore, una realtà che non ha e riusciamo invece a stare davanti al ricordo in semplicità attenta, allora non ci divideremo dalla vita presente. (...) se impariamo a prestare un attenzione accettante al respiro così com'è, noi costruiamo una base per poter 'stare con le cose così come sono'. Dalla piccola accettazione alla grande accettazione: col respiro così com'è, con noi stessi cosi' come siamo, con gli altri cosi come sono, con le situazioni e gli eventi così come sono.
Ciò è ben diverso da quella sottile e invadente sfiducia in noi stessi, da quel dirsi in sostanza:" potrò stimarmi e accettarmi a patto che riesca a ad avere una certa continuità nel seguire il respiro. Allora avrò il diritto di sentirmi a mio agio altrimenti no!"(...) E invece non sarà per caso possibile essere a proprio agio esattamente nello stato mentale e fisico che è presente adesso? ed è possibile, inoltre, che l'eventuale preferenza per uno stato diverso rimanga una semplice preferenza , senza trasformarsi in lamento, disappunto, giudizio?(...) Infatti lo sforzo giusto è innanzitutto la capacità di chiamare a raccolta tutta l'energia di cui disponiamo in quel momento.(...)
Si può anche dire che dobbiamo imparare la strada che porta da un modo rigido di praticare ad un modo disteso e flessibile.(...)
Il nervosismo e la rigidezza si manifestano sopratutto in due maniere: nel correre dietro all'oggetto di meditazione e nel frequente contrarsi nel giudizio  e nel confronto. Invece la disposizione meditativa più flessibile e accettante si manifesta come immobilità ricettiva e trasparente: non inseguiamo l'ogetto della consapevolezza, bensì lo riceviamo a piè fermo, ne siamo lo specchio puntuale, lo lasciamo accadere guardandolo.

Abbiamo praticato la meditazione di consapevolezza focalizzandoci sugli aspetti evidenziati nella lettura..
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