lunedì 8 settembre 2008

Il Karma Yoga (2a parte)


Con il termine “Karma” in sanscrito si intende definire la parola "azione", infatti la parola deriva dalla radice ‘Kr’ che significa ‘fare’ o ‘agire’.
Tutta l’azione fisica o mentale è Karma, pensare è karma mentale, e Karma è il totale della somma dei nostri atti, sia nella vita attuale che nelle vite passate, non è soltanto l’azione, ma anche il risultato delle azioni.
“Karma yoga” può essere tradotto “via dell’azione”, poiché combinando e fondendo azione e meditazione questo Yoga consiste nella progressiva purificazione e aderenza al ‘dharma’ tramite le proprie azioni.
Il Karma Yoga è nello stesso tempo sia una cultura filosofica che una disciplina spirituale basata sull'analisi del contenuto divino che sta in ogni azione, per valutare quanto ogni nostro atto è ispirato dalla nostra natura divina.
Questa impostazione spinge ad uno studio attento della quotidianità unendo al nostro agire un'attività meditativa rivolta al significato dell'agire stesso. Meditare su ogni azione porta alla purificazione dell'agire isolandone gli elementi più legati alla trascendenza col divino e alla via per il ricongiungimento con il Brahman.
L'agire deve essere preferito sempre al non agire, ma ogni azione deve essere caratterizzata da un distacco meditativo e non da pulsioni terrene, il senso e l'importanza dell'agire sta nella sua azione creativa e divina, e non nei vantaggi che se ne possono conseguire. Si agisce in quanto si è parte di un disegno divino all'interno del quale si deve rispettare il proprio svadharma (natura essenziale).
L'agire del Karma Yoga non è da considerasi un agire volontario, è il disegno divino che ci deve portare a fare quello che dobbiamo fare, le pulsioni individuali ci allontanerebbero molto velocemente dalla retta via; con il Karma Yoga non si agisce in quanto si agisce, infatti, divenendo strumenti dell'azione divina entriamo in contatto con il Tutto e riuniamo la nostra essenza spirituale a quella eterna dell’Assoluto.
Il karma è un concetto chiave che determina il modo in cui la nostra vita prende forma: se la nostra azione si svolge nel presente in modo consapevole e meditato noi possiamo influenzare e condizionare direttamente il nostro destino. Con azione si intendono anche i pensieri, le parole, le nostre opere, ogni tipo di attività che va dai processi mentali alle esternazioni verbali.
Solamente quando riusciamo ad avere un atteggiamento costruttivo e positivo che si esprime nel nostro modo di pensare parlare e agire, solo allora possiamo aspettarci nel futuro risultati positivi.
Attraverso i nostri gesti e le nostre azioni Dio agisce nel mondo rivelandosi attraverso il nostro fare, quindi il nostro compito è quello di accettare il ruolo che Dio ci ha assegnato e compiere il nostro dovere, facendo del nostro meglio per compiere le nostre azioni, percependo noi stessi come un canale attraverso il quale l’energia divina si rivela.
In questo modo riusciremo anche a rinunciare a qualunque frutto della nostra azione perché essendo Dio colui che compie l’azione, essendo noi solo un suo strumento, ogni frutto dell’azione spetterà solo ed esclusivamente a lui, che potrà disporne.
La Gita costituisce un’esortazione per ogni singolo individuo ad assumere e a interpretare il proprio ruolo e il proprio compito, l’uomo farà ciò che la vita gli richiede senza entrare in valutazioni e con una ferma fiducia in Dio e con una completa dedizione in quanto ciò che accade è la volontà di Dio.
Se l’uomo è consapevole della sua vera identità e riesce a superare l’identificazione con i suoi pensieri i sentimenti e il suo corpo, allora egli si libera dal suo destino e dalle sue confuse preoccupazioni, “come uno scoglio nel mare può osservare la vita e il suo movimento animato attorno a sé, e parteciparvi senza esserne toccato interamente” ((Lothar-Rüdiger Lütge ‘Yoga Kundalini’-Macro Edizioni)
Solo attraverso il riconoscimento della propria vera identità si diventa consapevoli del fatto che in verità non siamo mai stati separati da Dio ma abbiamo soltanto dimenticato che siamo identici a Lui.
di Tamara Pronesti

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