sabato 27 settembre 2008

LA NUOVA NASCITA (prima parte)

Experiment 126-Fractal di Linn da www.flickr.com








Vi propongo un altra lettura di Desjardins che tratta il tema della 'nascita' spirituale. Offre un ottica un pò diversa per descrivere quel processo che siamo soliti indicare come Illuminazione o Risveglio, davvero interessante e utile per la pratica. Buona lettura.
Fabio



da: Arnaud Desjardins, La Via del Cuore, Ubaldini Editore Roma

Si è detto spesso: il senso di un esistenza da bruco è di diventare farfalla, il senso di un esistenza da ghianda è di diventare quercia, e il senso di ogni esistenza umana è quasta seconda nascita. Potete chiamarla come nei Vangeli: "Rinascere di spirito e di acqua". Non dico niente di originale. Tutti gli insegnamenti spirituali hanno alluso a questa nuova nascita possibile nell'esistenza attuale.
Voglio insistere su una cosa che forse appare meno chiara nelle vostre letture. Questa nascita non è solo "la morte del vecchio uomo e la nascita dell'uomo nuovo" ma anche l'accesso a un mondo nuovo.
E' per questo che la parola nascita mi sembra appropriata. E' un cambiamento di livello di essere e , per un certo verso, i termini "Liberazione" "Risveglio" o "Illuminazione sono giusti.
Ma sembrano riguardare anzitutto la trasformazione del nostro essere, mentre il termine "nascita" (lo sappiamo ma voglio insistere) è non solo la trasformazione del nostro essere, ma è anche un passaggio da un ambiente a un altro, da una realtà a un altra. Questo mondo in cui vivete, che fino ad ora è stato un mondo di imperfezioni, di dolori di minacce, sarà anch'esso trasformato perchè la vostra visione sarà trasformata. E in questo mondo illuminato, l'elemento essenziale della nostra esistenza, cioè gli altri esseri umani, si rivela a noi come non lo abbiamo mai visto, e senza alcuno sforzo.

Forse vengono chiesti grandi sforzi al bambino per nascere, e il famoso trauma della nascita può essere considerato il prezzo da pagare per passare dal mondo dell'utero al mondo esterno. In seguito abbiamo l'impressione che la vita sia fatta di sforzi, che la frase della Genesi "guadagnerai il pane col sudore della fronte" sia stata scritta per noi. Ricordo bene (e immagino che tutti voi ve ne ricordiate) l'impressione dolorosa provata quando capii che bisognava lavorare, andare a scuola, imparare, e che la cosa sarebbe continuata per anni.
Lo sforzo per nascere è finito, è fatta , siamo sull'altra sponda, sul piatto della bilancia dove l'ostetrica ci pesa, ma continueremo a condurre una vita dominata dallo sforzo, dalla lotta, dal fardello che ci pesa sulle spalle. Mentre questa seconda nascita ci introduce in un mondo che non è più dominato dallo sforzo ma dalla facilità e dalla spontaneità, anche se ci troveremo in situazioni cosidette difficili.

Sopratutto è un mondo dove la paura è scomparsa. (...) Il Buddha, come sapete usò l'espressione "raggiungere l'altra riva". Ecco: una traversata è finita, una traversata a volte con grandi ondate o anche tempeste, che richiedono un abile navigatore. In fondo il ruolo di un Guru è quello di insegnarvi a navigare finchè non avrete raggiunto l'altra riva. E' una buona immagine perchè, nella navigazione a vela, quella che l'umanità ha conociuto fino ai primi trent'anni del XIX secolo, non abbiamo dominio né sul vento, né sulle onde, né sulle correnti di superficie, né sulle maree all'approdo verso la costa, e tuttavia i marinai sono sempre riusciti a lasciare un posto per raggiungere un altro porto.

Poi l'altra riva è raggiunta, la traversata è finita, il battello è ancorato, io sono sceso, e ho i piedi sula terraferma. Immaginiamo, perchè no, l'Isola delle Meraviglie che per tanti secoli ha fatto sognare gli occidentali. L'isola è stata raggiunta, la navigazione è compiuta. Si, ma l'isola rimane da mappare, bisogna acclimatarsi, installarsi, conoscere i suoi diversi terreni, le valli le zone aride, la foresta tropicale, i torrenti, le spiagge , le rocce, le montagne centrali, eccetera. La certezza che la navigazione è finita non vuol dire che 'tutto è finito'. Ora c'è da scoprire l'isola.
Sono passato da un mondo ad un altro, è irreversibile, è definitivo, ma questo mondo lo posso scoprire sempre meglio, comprenderlo sempre meglio, approfondirlo sempre meglio. Poco a poco mi rivelerà i suoi segreti, segreti che mi erano ancora sconosciuti durante la traversata, e sopratutto mi offrirà i suoi tesori. Il primo di questi tesori è la sparizione della paura, non solo l'impressione di non avere piùfardelli da portare ma che si è portati, che è possibile lasciarsi coscientemente portare, anche dalle situazioni più inquietanti, da un controllo fiscale severo che minaccia di costringerci a pagare un mucchio di soldi che non abbiamo, fino alla 'follia' di nostro figlio o nostra figlia che si innamora di qualcuno che ci sembra del tutto incapace di fare la sua felicità.

Un mondo nel quale non solo non c'è più paura nè inquietudine, in cui le situazioni difficili diventano facili, ma anche un mondo che ha un colore, un gusto di assoluto e non soltanto di relativo. (...) Prima di questa nascita tutto è relativo e solo relativo, cioè in relazione. Tutto è causato, prodotto, può essere distrutto da cause avverse, tutto è dipendente. (...)
Mentre io parlo di un mondo dove il carattere relativo ha fatto posto a un carattere assoluto, alla rivelazione di una realtà indistruttibile, inalterabile, invulnerabile, che si scopre in noi come l'essenza della nostra coscienza di essere, ma che si proietta al di fuori. (...)

Un embrione, un feto è creato per venire alla luce, e voi, tutti voi siete stati creati per questo tipo di nascita. noi esseri umani siamo veramente nella situazione del futuro neonato, salvo per il fatto che il bambino che deve nascere, se la madre non ha malattie gravi, vive in un ambiente sereno e che sta per scoprire un mondo di dualismi, di opposti, di contrari.
Ora invece il percorso è al contrario perchè siamo chiamati ad abbandonare questo mondo degli opposti, del gradevole e dello sgradevole, del minaccioso e del rassicurante, del passato e del futuro, di ciò che non è più, di ciò che presto non sarà più, e, per finire, della vecchiaia, della diminuzione delle nostre facoltà, della morte. Dobbiamo lasciare questo mondo nel quale il bambino è entrato e nascere a quell'altro mondo luminoso nel quale tutto è diventato chiaro e certo.
E' una nascita che si accompagna a un abbandono totale di tutte le false certezze, delle opinioni, delle idee, dei pregiudizi, delle ignoranze scambiate per conoscenze e che hanno un così grande peso nella nostra esistenza. (...) E' l'accettazione totale delle nostre ignoranze (al plurale) ma è anche la fine della necessità di conoscere. Non che non si possa continuare a a studiare questo o quel settore dell'attività umana, questo o quell'aspetto della realtà relativa. Ma anche se siamo molto colti e con vaste conoscenze, il mondo che lasciamo è un mondo di incertezze. (...)
Invece possiamo nascere a un mondo di certezza, una certezza che non corrisponde a nessun orgoglio perchè nello stesso tempo e volentieri, si è rinunciato a tutte le proprie opinioni, ai propri pregiudizi, alle proprie credenze. Ci si ritrova denudati, avendo perduto quella zavorra che ci sembrava gloria e nella quale ci identificavamo. Avendo perduto tante "certezze" ci siamo guadagnati il privilegio di essere "portati" dalla Certezza, "nutriti" dalla Certezza. Certezza che non è più un pernsiero, benchè possa esprimersi sotto forma di idee: è uno stato di coscienza.

Ed è anche abbandonare un mondo in cui si è obbligati a dire a se stessi: " capisco certi dettagli di una disciplina o di una tecnica, ma ciò che mi sembra essenziale da capire non l'ho capito". C'è ancora un bisogno: "Spiegatemi, mostratemi, ditemi, indicatemi..."
Nel mondo nuovo domina (uso un espressione audace ma è di proposito) l'impressione di "aver capito tutto", anche se beninteso ci sono ancora tanti dettagli che non si capiscono.






lunedì 8 settembre 2008

Il Karma Yoga (2a parte)


Con il termine “Karma” in sanscrito si intende definire la parola "azione", infatti la parola deriva dalla radice ‘Kr’ che significa ‘fare’ o ‘agire’.
Tutta l’azione fisica o mentale è Karma, pensare è karma mentale, e Karma è il totale della somma dei nostri atti, sia nella vita attuale che nelle vite passate, non è soltanto l’azione, ma anche il risultato delle azioni.
“Karma yoga” può essere tradotto “via dell’azione”, poiché combinando e fondendo azione e meditazione questo Yoga consiste nella progressiva purificazione e aderenza al ‘dharma’ tramite le proprie azioni.
Il Karma Yoga è nello stesso tempo sia una cultura filosofica che una disciplina spirituale basata sull'analisi del contenuto divino che sta in ogni azione, per valutare quanto ogni nostro atto è ispirato dalla nostra natura divina.
Questa impostazione spinge ad uno studio attento della quotidianità unendo al nostro agire un'attività meditativa rivolta al significato dell'agire stesso. Meditare su ogni azione porta alla purificazione dell'agire isolandone gli elementi più legati alla trascendenza col divino e alla via per il ricongiungimento con il Brahman.
L'agire deve essere preferito sempre al non agire, ma ogni azione deve essere caratterizzata da un distacco meditativo e non da pulsioni terrene, il senso e l'importanza dell'agire sta nella sua azione creativa e divina, e non nei vantaggi che se ne possono conseguire. Si agisce in quanto si è parte di un disegno divino all'interno del quale si deve rispettare il proprio svadharma (natura essenziale).
L'agire del Karma Yoga non è da considerasi un agire volontario, è il disegno divino che ci deve portare a fare quello che dobbiamo fare, le pulsioni individuali ci allontanerebbero molto velocemente dalla retta via; con il Karma Yoga non si agisce in quanto si agisce, infatti, divenendo strumenti dell'azione divina entriamo in contatto con il Tutto e riuniamo la nostra essenza spirituale a quella eterna dell’Assoluto.
Il karma è un concetto chiave che determina il modo in cui la nostra vita prende forma: se la nostra azione si svolge nel presente in modo consapevole e meditato noi possiamo influenzare e condizionare direttamente il nostro destino. Con azione si intendono anche i pensieri, le parole, le nostre opere, ogni tipo di attività che va dai processi mentali alle esternazioni verbali.
Solamente quando riusciamo ad avere un atteggiamento costruttivo e positivo che si esprime nel nostro modo di pensare parlare e agire, solo allora possiamo aspettarci nel futuro risultati positivi.
Attraverso i nostri gesti e le nostre azioni Dio agisce nel mondo rivelandosi attraverso il nostro fare, quindi il nostro compito è quello di accettare il ruolo che Dio ci ha assegnato e compiere il nostro dovere, facendo del nostro meglio per compiere le nostre azioni, percependo noi stessi come un canale attraverso il quale l’energia divina si rivela.
In questo modo riusciremo anche a rinunciare a qualunque frutto della nostra azione perché essendo Dio colui che compie l’azione, essendo noi solo un suo strumento, ogni frutto dell’azione spetterà solo ed esclusivamente a lui, che potrà disporne.
La Gita costituisce un’esortazione per ogni singolo individuo ad assumere e a interpretare il proprio ruolo e il proprio compito, l’uomo farà ciò che la vita gli richiede senza entrare in valutazioni e con una ferma fiducia in Dio e con una completa dedizione in quanto ciò che accade è la volontà di Dio.
Se l’uomo è consapevole della sua vera identità e riesce a superare l’identificazione con i suoi pensieri i sentimenti e il suo corpo, allora egli si libera dal suo destino e dalle sue confuse preoccupazioni, “come uno scoglio nel mare può osservare la vita e il suo movimento animato attorno a sé, e parteciparvi senza esserne toccato interamente” ((Lothar-Rüdiger Lütge ‘Yoga Kundalini’-Macro Edizioni)
Solo attraverso il riconoscimento della propria vera identità si diventa consapevoli del fatto che in verità non siamo mai stati separati da Dio ma abbiamo soltanto dimenticato che siamo identici a Lui.
di Tamara Pronesti
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